BAMBOLA LENCI ENRICO SCAVINI SUSY |
Giocattoli | |
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![]() Degli ottantatre anni di Lenci quelli fra le due Guerre Mondiali sono all'insegna del genio artistico della fondatrice. La Lenci non fu una creatrice artistica solitaria: il suo studio era aperto ad altri artisti, quali Marcello Dudovich (noto cartellonista ed illustratore), Giovanni Riva, Mario Sturani, Gigi Chessa, Sandro Vacchetti (direttore artistico della Lenci), Claudia Formica, Mario Pompei (scenografo, illustratore e scrittore italiano), Giuseppe Porcheddu (illustratore, ceramista e pittore italiano). La prima esposizione di bambole in feltro, che "non era una stoffa tessuta, ma erano tanti pelini di lana pressati" fu a Zurigo (Svizzera). Seguì nel 1925 una esposizione a Parigi (Francia), dove la Lenci fece amicizia con la Baker (nota soubrette), e la ritrasse in una bambola. Una bambola Lenci color cioccolato, con vistose labbra in panno rosso e un gonnellino di banane, ad esempio, le somiglia molto. Anche Mistinguett (attrice e cantante francese) ebbe la sua bambola ritratto (1924). Nè sfuggi al ritratto Rodolfo Valentino (1927). Un'altra, con faccino birbone e i mitici riccioli d'oro, è la copia perfetta di Shirley Temple che la teneva sempre in mano nel film del 1936 Bright Eyes, regalo del regista. Ora, questa preziosa pupa è custodita nella "Shirley Temple Collection", in California, che conta pezzi rari.
La produzione degli anni '20, per esempio, oltre alle bambole comprendeva anche un assortimento completo di animali in feltro e peluche ed una serie di personaggi tratti dalle favole o dai cartoni animati, come Capitan Uncino e Gamba di Legno. Grazie a questo morbido feltro di lana leggero la produzione si estese agli abiti per l'infanzia ed ai costumi di carnevale, disegnati da Mario Sturani (noto pittore e scultore), e addirittura alle decorazioni per arredamento: paralumi, cestini ed altri oggetti, che compiacevano il gusto della borghesia degli anni Venti. Espose poi a Roma e a Milano, alla III Biennnale di Monza (1927) e là il Duce si complimentò con lei. La regina Elena andò a visitare la fabbrica di Torino "Anche lei voleva avere bambole per fare regali". Il successo internazionale della Lenci, infatti, continua presso i collezionisti ad essere legato alle bambole di grandissima fattura artigianale (abiti in panno leggero dai colori brillanti, cuciti a mano, così come a mano sono delicatamente dipinti i volti), nate per bambini ma dotate - come scrisse Ojetti - "di un'originalità d'invenzione così arguta e di una delicatezza d'esecuzione così raffinata che i grandi le ammirano e desiderano quanto i bambini". "Chiara", una bambola del 1930 fu fatta omaggio, per via della sorprendente somiglianza con la nobildonna inglese, a Lady Diana, nel 1985, come benvenuto in Italia dalla principessa Donà delle Rose. Ma non è l'unico caso nella storia della Lenci. Nel 1956, il comitato d'onore del Principadi di Monaco che organizzò le nozze del principe Ranieri conGrace Kelly, commissionò alla famiglia Garella (i secondi proprietari) due bambole con i vestiti monagheschi da regalare agli sposi. Ora le bambole Lenci sono tutti pezzi da collezionismo, ricercatissime e molto care. Molti di questi modelli possono essere ammirati in famosi musei di New York,Chicago, Parigi e Tokio. Le bambole Lenci diventano presto una sorta di status symbol per l'infanzia ma anche per gli adulti amatori del genere provocatorio (si pensi a Gigolette, dall'elegante abito nero e rosso, ritratta nell'atto di fumare: provocatoria ed anticonformista, dati i tempi). Bambole del genere influenzarono perfino la moda femminile. In un articolo, pubblicato nel 1923, su "Toys and Noveltiers", rivista americana specializzata in giocattoli, si leggeva: "Stilisti e modiste ricevano ordini per abiti e cappelli come quelli che vestono le bambole italiane Lenci". Senza contare la celebre pettinatura "alla maschietta", che sembra sia stata ispirata proprio da quelle pupe. Il successo implica imitazione: le bambole Lenci vengono imitate dal 1927 in poi dappertutto, da Torino a Firenze, alla Germania, Francia, Inghilterra. Le imitazioni costano meno e la concorrenza, mentre è in atto la crisi internazionale che culminerà nel 1929, crea grossi problemi alla Lenci; sarà pertanto costretta ad affiancare ai giocattoli le ceramiche (la prima collezione venne presentata nel 1928 all'Esposizione Internazionale di Torino), ed anche in questo caso fu subito decretato il successo. Mentre l'azienda Lenci ha oltre seicento maestranze negli anni '30 la stretta dei debiti è fortissima e si rende necessario l'ingresso di soci. Nel 1933 Pilade Garella (contabile della Lenci), ed il fratello, acquisiscono il cinquanta per cento delle quote, e diventereranno proprietari esclusivi nel 1936; nel 1937 la signora Lenci si fa assumere come direttrice artistica fino al dicembre 1940, anno in cui esce definitivamente dalla fabbrica non più sua, e che commercializza edizioni ridotte delle sue bambole con il nuovo nome Ars Lenci. Nelle ceramiche artistiche, ispirate al mondo nordico, danese e tedesco, l'iconografia della produzione è vastissima: dai soggetti religiosi alle figurine di vita campestre, dagli animali mirabilmente modellati alle raffigurazioni fantasiose, dalle figurine espressione del gusto e dello stile Liberty ai vasi ed ai servizi da tè dalle forme innovative. Nei due decenni successivi, mentre numerose fabbriche tentavano di imitare la produzione torinese, bambole e ceramiche Lenci sono ormai diffuse un po' ovunque: dagli Stati Uniti al Giappone, dall'Europa al Sud America. Durante la Seconda Guerra Mondiale la fabbrica subisce ben sette bombardamenti, fino ad essere praticamente distrutta, ma neppure questo riesce a fermarla. Nel 1997 la Lenci s.r.l. viene venduta da Bibija Garella (figlia di Beppe Garella, a sua volta figlio di Pilade Garella) a due nuove società. Il settore produttivo (macchinari ed atrezzature in genere) alla "Bambole Italiane s.r.l." mentre i marchi ed i brevetti alla WestBay di Madeira (Portogallo). Nel 2002 sarà la sola "Bambole Italiane s.r.l. che fallisce e la Lenci s.r.l. viene liquidata nel 2005; tuttavia il marchio rimane al successore della seconda proprietà, per cui nessun altro può riprendere la produzione di bambole Lenci.
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